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Sir Anthony Van Dyck | Baroque painter

Sir Anthony van Dyck (1599-1641) was the most important Flemish painter of the 17th century after Rubens, whose works influenced the young Van Dyck.
He also studied and was profoundly influenced by the work of Italian artists, above all, Titian.
Anthony van Dyck studied under Peter Paul Rubens and was one of his most accomplished students.

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Van Dyck's career flourished and he went on to become England's leading court painter.
Using his own compositional techniques, van Dyck was soon ranked alongside Titian in terms of style and the relaxed elegance of his portraits helped shape english portraiture for almost two centuries.

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Sir Anthony van Dyck was particularly well-known for redefining the iconographical style as well as his fresh approach to new color schemes.
Van Dyck was an extremely successful portraitist and painter of religious and mythological pictures in Antwerp and Italy.
He was also an accomplished draughtsman and etcher. However, he is now best remembered for his elegant representations of Charles I and his court.

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Born Anthonis van Dyck to a wealthy cloth merchant in Antwerp in 1599, this red haired boy went on to become the next big painter in the Western world.
From an early age Anthony van Dyck showed a keen interest and promising talent in both painting and drawing and this was noted by his mother.
She convinced his father to let him finish his schooling and serve as an apprentice under Hendrick van Balen in order to nurture his talent.
His mother's intuition paid off and van Dyck's career soon launched.

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Together with fellow artist and friend, Jan Brueghel the Younger, he opened a tiny, private studio and accepted various commissions from the local people of Antwerp.
Word soon got round of this new, young artist and he was later accepted to the studio of Peter Paul Rubens.
From then on, Anthony van Dyck was a recognized artist across Europe.

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He completed a total of 99 paintings, 72 of which were portraits. It is believed that Rubens encouraged him to focus on portraiture as it was obvious that this is where his talent lay.
The artist's portraits were mostly of subjects from Royal and aristocratic circles whom he had met on his pilgrimage to Italy.

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As well as portraits, van Dyck spent a great deal of time painting religious works in Antwerp and these were in great demand from local churches and royalty and the artist was eventually made England's leading court painter.
No other artist has lived such a rich life as Anthony van Dyck and this was most probably due to his extremely sensitive nature and devoted relationship with his mother.
Just like his paintings, van Dyck's life is a rich picture full of dramatic events.

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Nel 1621 giunse in Italia, da Anversa, il giovane e già affermato pittore Fiammingo Antoon Van Dyck.
La ragione del suo viaggio era quella di studiare i grandi maestri italiani per perfezionare e arricchire la sua produzione artistica, ma anche di trovare nuove e gratificanti commesse.
Introdotto nell’ambiente genovese dalla comunità di artisti fiamminghi che operavano con successo nel territorio e dal suo maestro Peter Paul Rubens, egli si trovò a essere l’artista giusto al momento giusto.

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Bello, sobrio ed elegante, un vero cortigiano, seppe intendere subito le esigenze della ricchissima nobiltà cittadina, tanto che essa fece a gara per esporre, nelle sontuose sale dei propri palazzi, un ritratto eseguito dal pittore anversano.
Possedere un suo quadro divenne un vero e proprio status symbol.
I Brignole erano giunti proprio in quel periodo all’apice della loro potenza e più che mai sentivano l’esigenza di promuovere la propria immagine in un preciso e delineato programma di valorizzazione e divulgazione del prestigio raggiunto.

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Gio. Francesco, pertanto, non si lasciò sfuggire l’occasione di vedere raffigurati, in ritratti a figura intera, gli esponenti della famiglia a lui più cari: la moglie Geronima insieme alla figlia Aurelia nonché il suo primogenito Anton Giulio e la sua bella consorte Paolina Adorno.
Era il 1627 e Palazzo Rosso sarebbe stato costruito circa 50 anni più tardi, ma, appena ciò avvenne, questi ritratti furono portati nella nuova dimora patrizia.
Il valore simbolico a essi attribuito è testimoniato dal fatto che, quando per via ereditaria essi avrebbero dovuto lasciare il Palazzo, la volontà di farli rimanere legati alla sorte della casata indusse Gio. Francesco I ad acquistarli, a caro prezzo, dalla nipote Paola che, sposando uno Spinola, li avrebbe portati con sé.

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In seguito fu il nipote Gio.Francesco II a completare l’opera del nonno, con l’acquisto di altri importanti quadri di Van Dyck, tuttora in Museo.
Il 1627 è l’ultimo anno del soggiorno italiano di Van Dyck: i ritratti di Geronima, Anton Giulio e Paolina documentano, pertanto, l’ultimo periodo dell’attività del pittore in territorio genovese.

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Nelle sale riccamente affrescate di Palazzo Rosso, si possono ammirare altri capolavori del maestro riconducibili alla sua precedente produzione pittorica (Cristo portacroce, Ritratto di gentiluomo di casa Spinola) o opere eseguite per tipologie diverse di committenti (Ritratto del gioielliere Pucci con il figlio) o ancora in periodi successivi (Ritratto di Federico Enrico principe di Nassau, principe di Orange), cosicché la storica dimora offre la privilegiata occasione di ammirare importanti opere di un artista che, di lì a poco, sarebbe divenuto il più celebrato pittore alla corte di Londra.

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In Palazzo Bianco il tardo dipinto profano raffigurante Vertumno e Pomona raffigurante un episodio di seduzione tratto dal libro delle Metamorfosi di Ovidio, è esposto accanto al capolavoro di Peter Paul Rubens dei Musei di Strada Nuova: lo splendido Venere e Marte a olio su tavola. | Fonte: © Musei di Genova

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Van Dyck fu il pittore Fiammingo più importante del XVII secolo dopo Rubens, le cui opere influenzarono il giovane Van Dyck.
Studiò anche e fu profondamente influenzato dal lavoro degli artisti italiani, soprattutto Tiziano.
Van Dyck fu un ritrattista e pittore di grande successo di immagini religiose e mitologiche ad Anversa ed in Italia.

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Fu anche un abile disegnatore ed incisore.
Tuttavia, ora è ricordato soprattutto per le sue eleganti rappresentazioni di Carlo I e della sua corte.

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Van Dyck era nato ad Anversa.
Artista precoce, le sue prime opere indipendenti risalgono al 1615-16, quando avrebbe avuto circa 17 anni.
Nel 1621 fu al servizio di Giacomo I d'Inghilterra, ma partì per visitare l'Italia, dove rimase fino al 1627.
La sua interpretazione aristocratica di patrizi genovesi, come i cosiddetti 'Figli Balbi', furono molto ben accolti in quella città.

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Dopo un secondo periodo nei Paesi Bassi, un successo maggiore attendeva Van Dyck quando si stabilì alla corte inglese nel 1632.
Le sue rappresentazioni autorevoli e lusinghiere di Carlo I e della sua famiglia stabilirono un nuovo standard per la ritrattistica inglese a cui i membri della corte erano ansiosi di conformarsi. aspirare. | Fonte: © National Gallery, London

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